La barca di foglia di banano

Il fuoco sacro arde nel cuore della foresta, è Lei che lo tiene acceso. Lo alimenta, lo nutre e se ne prende cura. Fa in modo che non si spenga mai. E danza attorno alle fiamme alte, a volte rosse e gialle, altre blu e nere, a seconda delle polveri magiche che ci butta dentro per rinnovare il suo vigore. Balla fino allo sfinimento, e canta. Antiche ballate d’amore e di passione. Lui la guarda ammaliato, affascinato dalla Maga selvaggia che gli ha preso il cuore, che gli inebria i sensi, che lo fa sentire un Principe.
“Sono tua, mio Signore” gli sussurra lei durante e dopo l’amore, guardandolo con i suoi occhi di brace, le labbra rosse socchiuse. Lui socchiude i suoi, incapace di sostenere quello sguardo rovente. E sospira, ebbro d’amore.

Lei è sempre pronta ad accoglierlo dentro di sé e lui la prende ovunque. Contro il grande banano, da dietro, stringendole forte i fianchi rotondi, e baciando la pelle della schiena, liscia e scura di sole. Sul tappeto di foglie dei baobab, mentre le succhia i capezzoli scuri, lunghi e dolci. Sulla sponda del grande fiume che scorre verso il mare, con i piedi che sfiorano l’acqua, e i corpi sudati che si rotolano sulla terra umida e odorosa. E dopo lei ricomincia a ballare e a cantare attorno al fuoco sacro, nuda, con i lunghi capelli neri che volteggiano con lei, i seni pieni che puntano verso la luna e il sesso ancora in fiamme. Lui la guarda e sorride, felice e appagato.

“Sono stanco di questa foresta e di questo fuoco e delle tue canzoni sempre uguali. Conosco solo questo posto, e te. Non mi basta più. Voglio esplorare le altre sponde del fiume, conoscere le genti che le abitano. Voglio sentire altre canzoni e vedere altre danze”. Le dice un giorno.
“Dopo un po’ sarà tutto uguale” gli risponde  lei triste, consapevole di averlo già perduto.
“Non è vero, sarà sempre tutto nuovo. E io vivrò tante altre avventure. Qua non c’è niente, non c’è nessuno!”
“Ci sono io” sussurra lei guardando le fiamme che ardono altissime.
Ma ormai lui non l’ascolta più, è già lontano con la mente. Prende un’enorme foglia di banano, la mette in acqua e ci sale sopra. La guarda un’ultima volta e va via, lasciandosi trasportare dalla corrente.
falò
“E’ vero” pensa lei pensando a lui “le sponde del fiume sono abitate da tante genti diverse che ti regaleranno forti emozioni, piacere profondo. Ti infiammeranno i sensi e sarai ammaliato da altri copri e altre bocche, mille mani toccheranno il tuo corpo e tu assaggerai altre labbra, succhierai il nettare della lussuria da altri fiori di carne. E poi incontrerai un’incantatrice che ti stregherà e ti farà mille promesse. Tu ci crederai e la porterai con te e insieme vivrete mille avventure. Ti circonderà d’amore e di passione, ti guarderà come se fossi un dio e tu ti perderai dentro di lei. Appagato. Ma la smania, la curiosità, la voglia di nuovo arriverà puntale, a ghermirti. E allora ti renderai conto che il nuovo dopo un po’ diventa vecchio e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, conquistare, assaggiare”.

La barca di foglia di banano scende veloce lungo il fiume dalle acque verdi e lui guarda la vegetazione che cambia ad ogni curva, scopre nuovi fiori e nuovi frutti dietro ogni ansa, alberi mai visti crescono alti e rigogliosi e gli uccelli hanno un canto diverso. Lui  mantiene la sua imbarcazione vicino alla riva e ogni volta che vede un fuoco che arde o sente un canto sconosciuto o scorge corpi ballare, prende la pagaia e approda su quelle sponde. Le tribù che le abitano lo accolgono a braccia aperte, le donne gli offrono piacere e gli uomini si uniscono al gioco selvaggio dei corpi. Nuovi, sempre nuovi. Lui esplora altre bocche, guarda altri occhi, si inebria del profumo di altre pelli e altri sessi. Finché un giorno, all’alba, la vede. E’ lei, l’incantatrice.

Le porge la mano e lei sale sulla barca di foglia di banano, lui guarda gli occhi color del cielo, i capelli che splendono come il sole, le labbra rosate, la pelle candida. Lei lo strega, gli fa mille promesse e lui ci crede e la porta con sé, impaziente di vivere mille avventure con lei. Lei lo circonda d’amore e di passione, lo guarda come se fosse un dio e lui si perde dentro di lei. Durante il loro viaggio si imbattono nella tribù delle donne con tre seni e insieme ne succhiano i capezzoli, ingordi e allegri come due bambini. Lei impazzisce tra le braccia dei guerrieri dal sesso enorme e mai sazio, e lui la guarda godere, con gli occhi appannati di lussuria, mentre si da piacere da solo. Lei accarezza il sesso delle donne dal collo da giraffa mentre lui le penetra, e si fissano con gli occhi appannati di piacere.

Incontrano i nani albini, i lottatori e le lottatrici che si amano con passione e violenza, le donne con il sesso da uomo e le creature che li hanno entrambi, contemporaneamente. E tante altre genti diverse, tribù differenti. Di giorno navigano sul fiume e fanno l’amore più e più volte e la notte si fermano su una riva e sperimentano nuove fonti di piacere. Le lingue instancabili, le mani frenetiche, le bocche sempre aperte e umide, i sessi in fiamme. Ma una mattina, mentre lei dorme felice, lui la guarda, sbatte le palpebre e vede un’altra faccia. Sobbalza spaventato. Gli occhi di brace della sua Maga sono lì e gli sorridono. Il cuore gli fa un capitombolo nel petto e per un attimo, solo per un attimo, risente il suo profumo, il suo canto, la sua risata.
“Ti ho protetto fino ad ora” gli dicono quegli occhi “ho vegliato, ho danzato e ho cantato per te. Ma adesso sono stanca e voglio dormire. Adesso sei solo”. Lui barcolla e sente una grande nostalgia, forse una scintilla dell’antico amore. Ma sa che ormai è tardi.

La visione scompare proprio quando la barca di foglia di banano abbandona il fiume ed entra nel mare. La grande, infinita distesa d’acqua. Senza sponde che si vedono, senza genti che li chiamano, senza nient’altro che acqua. Lei si sveglia, si mette a sedere e trilla: “Il mare!” Si alza in piedi, fa un giro su se stessa e lo abbraccia, baciandolo con passione.
“Non è bellissimo?” gli dice, le gote arrossate dal sole, “è cominciata un’altra meravigliosa avventura e stavolta saremo soli”.
Lui la guarda e vede la stessa faccia del giorno in cui l’ha incontrata, percepisce lo stesso odore, sente la stessa voce. Un brivido lo assale. Soli, saranno soli.
“Sì… ma… ma qua non c’è niente, non c’è nessuno!” dice lui già inquieto e smanioso.
“Ci sono io” sussurra lei guardando le onde che cullano la barchetta di foglia di banano e la trasportano sempre più lontano dal fiume e dalle sue rive piene di genti nuove. E sempre diverse.

Il fuoco sacro sta per spegnersi, le fiammelle bruciano gli ultimi tizzoni ormai quasi del tutto inceneriti. Lei, gli occhi di brace pieni d’amore, le labbra rosse socchiuse, il petto gonfio speranza, si veste dei lunghi capelli neri, sistemandoli come un lenzuolo attorno al corpo a forma di anfora, dalla pelle liscia come seta e scura di sole. Si sdraia accanto al cerchio di pietre che ospitavano le altre fiamme e si abbraccia. Chiude gli occhi e si addormenta. Sogna il suo ritorno, lo vede, stanco e provato, è lì, davanti a Lei, non l’ha dimenticata e non è riuscito a starle lontano.
E la Maga sorride mentre dorme. Sorride anche se sa che è un sogno bugiardo.

Ricetta: Foglie di verza ripiene di riso basmati al curry di zucchine e prugne secche.

Ingredienti per 2 persone:

4 foglie di verza
1 spicchio d’aglio
1 cipolla piccola
2 zucchine piccole
6 prugne secche
150 gr di riso basmati
2 cucchiaini da caffé di curry verde (va bene anche quello giallo) in polvere
1 cucchiaino da caffé di zenzero in polvere
1 cucchiaino da caffé di curcuma
pan grattato q.b.
buccia d’arancia
1 manciata di pinoli
olio e.v.o.
sale q.b.
300 ml, o giù di lì, di brodo vegetale

Prendi le foglie di verza un po’ più interne, sono più morbide, e sbollentale per un paio di minuti circa. Mettile su un canovaccio e asciugale per bene. Lasciale lì a raffreddare e taglia le zucchine a julienne e le prugne a pezzettini piccoli.

Metti quattro  cucchiai da tavola di olio d’oliva in una padella che abbia il coperchio a tenuta, lascialo scaldare e aggiungi la cipolla tagliata finemente, abbassa la fiamma e quando la cipolla diventa trasparente aggiungi l’aglio tritato. Dopo un minuto circa unisci il curry, lo zenzero, la curcuma e un cucchiaio di brodo vegetale. Fai asciugare il composto e aggiungi le prugne.
riso basmati
Dopo una paio di minuti unisci le zucchine e mescola per bene. Alza la fiamma e lascia insaporire il tutto per qualche minuto, mescolando spesso. Aggiungi 1 bicchiere di brodo vegetale e quando bolle abbassa la fiamma, attendi che il liquido si sia asciugato, regola di sale e unisci il riso basmati.

Alza di nuovo la fiamma e fai amalgamare il condimento con il riso. Versa 300 ml di brodo, regola di nuovo il sale, copri e abbassa la fiamma al minimo. Dopo un quarto d’ora controlla la cottura del riso, dovrà essere molto al dente.

Distribuisci il composto che hai lasciato raffreddare sulle foglie di verza, lo devi distribuire in tutta la superficie, lasciando libero solo un lembo largo un dito. Schiaccialo bene e arrotola le foglie formando degli involtini, spennellali con un po’ d’olio e impanali col pan grattato.

Mettili in una teglia e in forno a 250° per dieci minuti. Se è necessario, dipende dal tuo forno, passali al grill per 2/3 minuti. Servile con sopra scorzette di buccia d’arancia tagliate a julienne e qualche pinolo tostato.
verza
Mentre cucini, per lui, per un’amica, o anche solo per Te, accendi una candela alta, del colore che preferisci, indossa bella biancheria intima, quella che ti fa sentire sexy, e qualcosa di rosso. Tutta la ricetta dovrà essere eseguita mentre ascolti la tua musica preferita, quei brani che parlano al tuo cuore, quelli che ti scatenano sensazioni forti, che fanno scaturire bei ricordi, amore e passione. Ti devi sentire bella mentre cucini, in perfetta armonia con i profumi che aleggiano nella tua cucina, con la musica che ti accarezza sia le orecchie che il cuore, e in comunione con il tuo corpo. Con Te.

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Un commento su “La barca di foglia di banano

  1. La ricetta più eccitante che abbia mai letto. Naturalmente non è necessario usare il sale… Ci ha pensato l’emozione provocata dal racconto a farlo sgorgare, liquido, dagli occhi!

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